Viaggio a Lanzarote

Racconto di viaggio

Racconto di viaggio – Trekking sui vulcani di Lanzarote

In mezzo all’Oceano Atlantico sorgono isole nate all’improvviso, strappate agli abissi attraverso respiri violenti della Terra, dove fuoco e cenere scagliate verso il cielo si sono fatti pietra.
A prima vista, la loro genesi non è sempre così evidente. Il tempo stende il suo velo: i secoli levigano i contorni, la vegetazione rimargina le ferite e la memoria si fa sfocata. Lanzarote no. Si presenta come una ferita scura in mezzo al mare, ruvida, dove il vento soffia come a volere spegnere la lava ancora calda che brucia sotto alla pelle nera. Cammini sulla sua sabbia e sulle sue rocce taglienti, e ti sembra di avere iniziato un viaggio che riporta alle origini del mondo.
Qui, in buona parte, il cemento non ha ancora divorato la bellezza. Lanzarote è rimasta pura, una serie disordinata di coni vulcanici e coste indomite percosse dall’oceano. Le sue strade sono fili sottili, mentre le piste di terra e polvere sono promesse: sussurrano di svoltare, di perdersi in ogni pertugio, alla ricerca di un teatro segreto o di un sentiero poco battuto. Il viaggio a Fuerteventura mi ha insegnato a cercare l’autenticità dietro le quinte del turismo in queste lande. Come al solito, abbiamo scelto di non programmare nulla. Vogliamo abbandonarci all’istinto, guardare questa terra con i nostri occhi, inventando la rotta passo dopo passo. La sera, mentre Serena accompagna Ettore nel letto, io mi trasformo in un cartografo. Incrocio mappe, coordinate geografiche, immagini satellitari e fotografie, cercando possibili percorsi. Nel mezzo dell’isola sorge il parco dei vulcani, una cattedrale di fuoco spento che da sola giustificherebbe l’intero viaggio. Ma è una terra sacra che hanno deciso di difendere dalle masse turistiche: ovunque svettano cartelli che ammoniscono come sentinelle, sempre con le stesse parole: “Prohibido el paso”, vietato camminare. Cerchiamo un varco tra piste sabbiose e vie d’accesso secondarie, ma quel tesoro è custodito bene. Per esplorare l’isola bisogna allora spingersi oltre i confini del parco nazionale, là dove la terra si solleva in altre montagne di rocce nere, rosse o dorate. E non sono poche. A volte c’è un sentiero, altre volte no. Ma la cosa bella di è che questi vulcani sono piccoli, regolari, e puoi salire un po’ dove vuoi. Al limite ti ritrovi ad affondare nella sabbia che ti riempie le scarpe, o divincolarsi tra blocchi lavici rugosi. Quando arrivi in vetta, lo sguardo si perde in distese infinite di colate laviche nate da eruzioni furiose, durante anche anni, che hanno scolpito un paesaggio primordiale.
Intanto, Ettore sta scoprendo la potenza dei propri passi. È diventato un piccolo camminatore, capace di guardarmi ed esclamare: «Quel vulcano è troppo piccolo, andiamo su uno più grande». Io ho giocato le mie carte: promesse di mandorle tostate da mangiare in cima e di trovare scorciatoie ripide nella sabbia, per buttarsi in discesa correndo giù alla massima velocità fino alla base della montagna. Tra noi sono nati discorsi di “muscoli mollicci” e “muscoli forti”, energia, proteine e carboidrati, che mi riempiono di soddisfazione, ma anche del timore di stare crescendo un piccolo mostro. O più semplicemente la mia fotocopia, come sussurra qualcuno in famiglia. Placata la sete di scoperta nelle esplorazioni mattutine, nel pomeriggio accetto di buon grado la vita in spiaggia. Anche se a Lanzarote questo significa spesso una baia spazzata da cavalloni che permettono poco più che entrare in acqua a farsi travolgere dalle onde.
Quando la luce inizia a piegarsi verso il tramonto, l’istinto torna a chiamare. Propongo spesso di cercare un piccolo vulcano da cui guardare il sole correre verso l’oceano, prima di cena. Le guide di viaggio traboccano di nomi di ristoranti patinati, in una gara a colpi di paella e piatti turistici. Noi abbiamo la fortuna di imbatterci in un vecchio “Teleclub” vicino a casa. Un tempo qui ci si ritrovava davanti ai primi schermi televisivi; oggi è un rifugio dove gli anziani del paese giocano alle bocce. In cucina poche cose, preparate però con quella attenzione che ricordi nei piatti della nonna. Il cameriere ci accoglie con l’aria di chi non deve vendere nulla. Diventa in fretta l’amigo locale di Ettore. Ogni cena, ogni assaggio, diventano una rivelazione. Non servono trucchi perché questa terra, all’apparenza arida e inospitale, se riesci a coltivarla regala sapori intensi, come il fuoco da cui è nata.
La notte sulla costa occidentale di Lanzarote cade nel silenzio. La vita sembra già ferma, il vento spinge le nuvole e un’umidità densa risale dal mare. Una nebbia sottile, salmastra, che s’infiltra tra le vie del paese e avvolge ogni cosa. Impregna i vestiti stesi fuori a asciugare, lasciandoli pesanti di sale e di mare, entra nella stanza. Non siamo noi ad aver conquistato l’isola. Piuttosto, è lei che ci sta respirando addosso.

Trekking a Lanzarote

Quando si visita Lanzarote, l’errore più comune è limitarsi ai percorsi turistici più noti e frequentati. Per scoprire la vera anima dell’isola, conviene invece puntare sui coni vulcanici meno battuti, lontani dai flussi di massa.

La strategia migliore per pianificare queste escursioni in autonomia richiede un approccio metodico:

– Studio preventivo delle mappe: Utilizza applicazioni di cartografia offline, così da poter rilevare la posizione sui sentieri anche nelle zone prive di copertura di rete. Attenzione però a non fare affidamento alla sola posizione GPS perdendo di vista l’orientamento

– Analisi dei rilievi: Incrocia la vista satellitare con le mappe offline (tipo app OroxMaps su Android con mappa offline delle Canarie) con le curve di livello di Google Maps per individuare sentieri secondari, tracce verso le caldere meno accessibili ai circuiti commerciali.

– Gestione logistica: Valuta con attenzione i punti di accesso e parcheggio ai margini dei coni vulcanici minori, dove spesso iniziano tracce sterrate che offrono panorami altrettanto spettacolari rispetto al Parco Nazionale di Timanfaya, ma spesso in completa solitudine.

– Attenzione alle zone interdette al cammino o le zone militari dove è vietato andare

A livello pratico, il trekking a Lanzarote è generalmente molto semplice grazie alla conformazione dei coni vulcanici, che presentano pendenze regolari e una superficie stabile formata da lapilli e sabbie basaltiche.

Tuttavia, l’escursionismo richiede attenzione a due fattori chiave:

– Pendenza: Anche se i sentieri sono lineari, l’ascesa verso i crateri può farsi improvvisamente molto ripida, richiedendo un buon impegno muscolare e calzature adatte.

– Esposizione al vento: Trovandosi in aperta esposta agli alisei, i crinali e le cime dei vulcani sono spesso soggetti a raffiche molto forti, che possono rendere faticoso il percorso o richiedere una protezione antivento adeguata anche nelle giornate più calde.

Conviene andare a Lanzarote?

Lanzarote offre una rara alternativa nel panorama delle Isole Canarie, riuscendo a preservare un’atmosfera autentica e selvaggia grazie a un turismo complessivamente più sostenibile e meno massificato rispetto ad altre isole dell’arcipelago. L’assenza di cementificazione selvaggia e il rigido rispetto dei vincoli paesaggistici voluti da César Manrique hanno protetto l’orizzonte vulcanico, lasciando spazio a distese di lava, spiagge oceaniche e borghi di case bianche che mantengono intatta la loro identità.

Scegliere i coni vulcanici minori e le aree meno commercializzate permette di vivere un’esperienza di viaggio fuori dai circuiti convenzionali, dove è ancora possibile camminare per ore incontrando solo il rumore del vento e la maestosità di una geologia primordiale.

Lanzarote o Fuerteventura?

A un primo impatto visivo, ho pensato che Fuerteventura fosse meglio. Mi era sembrata più grande e spettacolare, mentre Lanzarote appare inizialmente più austera e chiusa nella sua morsa di lava nera. Bastano però pochi giorni di esplorazione per ribaltare completamente la prospettiva: Lanzarote rivela una profondità geologica, un’anima vulcanica e un rigore architettonico unici che conquistano passo dopo passo.

Fuerteventura vince sul piano delle grandi distese sabbiose e di un orizzonte marino più aperto, offrendo una bellezza che si coglie subito a colpo d’occhio. Lanzarote, al contrario, chiede tempo per essere decifrata, imponendo un ritmo più lento per apprezzare le sue sfumature di ocra, rosso e basalto. Muovendosi tra i coni vulcanici meno battuti e i paesaggi, Lanzarote smette di sembrare ostile e si svela in tutta la sua potenza estetica e incontaminata.

Pur condividendo l’anima aspra e vulcanica tipica delle Canarie orientali, alla prova dei fatti la scelta finale cade senza esitazioni su Lanzarote, capace di offrire un’esperienza di viaggio molto più intima, geologicamente affascinante e lontana dai circuiti di massa.